Fondazione Bruno Kessler

10/11/2017 | News release | Distributed by Public on 10/11/2017 16:18

Emisfero Hotspot

Genesi

Primavera 2015. Il dibattito nazionale è sempre più infiammato intorno alla questione migranti, e le posizioni, a parte settori della società la cui voce fatica a farsi sentire, sono polarizzate tra le posizioni della destra estrema che incita alla violenza e il rigido tecnicismo delle istituzioni europee, riecheggianti nei governi centristi e moderati' dei vari paesi membri. In questo continuum di posizioni la differenza sembra molto spesso risiedere più nella forma che nella sostanza.

Le traiettorie migranti sono sempre ostacolate, a sud, da un mare mediterraneo sempre più simile ad un cimitero, e, ad est, da vari confini politici sorvegliati dalle forze di polizia e militari dei vari paesi. I movimenti interni all'Europa, i cosiddetti 'movimenti secondari' sono ostacolati ancora dal regolamento Dublino, che, sulla base delle impronte digitali raccolte nel primo paese di approdo assegna la responsabilità della singola richiesta di asilo a quel paese, grazie ad un sistema informatico europeo di stoccaggio delle impronte (EURODAC). I Paesi dell'Europa meridionale sono i principali cuscinetti dei flussi migratori, un po' muro un po' filtro per quella manodopera docile che serve ai paesi del centro e del nord Europa a piccole ondate. Tuttavia, le ruote degli ingranaggi non sono talvolta mossi dalla stessa sincronia di obiettivi, e le impronte digitali non vengono sempre raccolte nelle aree di sbarco, rendendo l'arrivo in Italia ed in Grecia una sorta di lotteria dove, con un po' di fortuna, il singolo migrante ottiene la possibilità di poter chiedere asilo in paesi con sistemi di welfare più ricchi ed inclusivi ed un mercato del lavoro più florido.

Sbarco, 2015, di Francesco Piobbichi.

La configurazione dell'approccio hotspot

In questo quadro viene a delinearsi una riorganizzazione delle pratiche attraverso l'Agenda Europea sulle Migrazioni, attraverso l'elaborazione di quello che verrà poi conosciuto come 'approccio hotspot'. Hotspot diventa sia il nome di un insieme di procedure volte a governare i flussi (ricollocamento, lotta ai trafficanti e la cooperazione con i paesi terzi nell'ambito di quel fenomeno solitamente definito 'esternalizzazione delle frontiere'), sia i luoghi fisici, i 'punti caldi', in cui queste procedure hanno luogo tramite la 'collaborazione' tra le autorità nazionali e le agenzie europee, in primis 'EASO' (European Asylum Support Office), Europol, e soprattutto Frontex (l'agenzia europea per la sorveglianza dei territori di confine continentale). L'obiettivo primario dell'approccio hotspot è sicuramente quello di raggiungere una piena identificazione delle persone sbarcate, ovvero la raccolta delle impronte nel 100% dei casi e la distinzione, oramai famosa, tra 'richiedenti asilo' e 'migranti economici', ormai sinonimo di 'clandestini', ai margini della società e quindi brutti-sporchi-e-cattivi. La distinzione sarebbe servita a indirizzare i primi entro hub aperti (SPRAR [Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati] e CAS [Centri di Accoglienza straordinari) per i quali andrebbe aperto un capitolo a parte) e i secondi in hub chiusi pronti per il rimpatrio, il cui potenziamento è uno degli obiettivi dell'UE almeno dal 2013 con l'emanazione della 'direttiva rimpatri'.

Istituiti in Italia ed in Grecia a partire dall'Autunno dello stesso anno, gli hostpot in quanto strutture fisiche ed approccio diventano oggetto di forti critiche, molto poco presenti sui cosiddetti media mainstream. In Italia i vecchi CPSA (Centro di Primo Soccorso e Accoglienza) di Pozzallo e Lampedusa, insieme all'EX Cie di Trapani-Milo diventano hotspot in poco tempo. Il quarto sarà poi l'hotpspot di Taranto, l'unico in territorio non insulare, che, a differenza degli altri tre è composto di strutture non fisse (tende e container) piazzate in una area tra il mare, il porto e l'area industriale di Taranto.

Vedremo nel corso delle varie puntate il ruolo particolare svolto dall'hotspot pugliese, quello che ci interessa qui invece per il momento sottolineare sono gli effetti paradossali che il sistema hotspot ha creato: sin dal primo momento è stato messo in evidenza come mancasse una cornice giuridica che definisse l'hotspot in quanto struttura e ne regolasse la gestione, a cominciare con la questione del trattenimento di persone che non hanno commesso reati per finire con l'ambiguo e famoso 'uso della forza', più volte suggerito dall'Unione Europea alle forze dell'ordine italiane allo scopo di ottenere il rilievo foto-dattiloscopico (nome tecnico per 'raccolta delle impronte digitali').

In secondo luogo, la controparte alla repressività dell'approccio hotspot, definito nella forma della relocation di richiedenti asilo (solo di alcune nazionalità) dall'Italia e dalla Grecia verso altri paesi europei, non ha funzionato secondo il regime previsto.

Il muro di pregiudizi fra noi e loro, Francesco Piobbichi

La Lotteria dell'inclusione: procedure e contraddizioni nell'accesso al diritto di asilo

Da ultimo, ma forse è questo l'aspetto più rilevante, la distinzione tra 'migranti economici' e 'richiedenti asilo', su cui fa perno l'approccio hotspot, risulta non solo scientificamente insostenibile, in quanto le motivazioni si intrecciano talvolta in maniera così pregnante che non è possibile identificare due distinte fenomenologie della migrazione, ma anche perché quella distinzione, fatta nel luogo fisico dell'hotspot fa slittare, di fatto, il giudizio sulla richiesta di asilo dal piano giuridico a quello poliziesco, dando ai singoli funzionari un potere che sembra andare in conflitto anche con quegli schemi della democrazia liberale tanto sbandierati. Di fatto, soprattutto nelle prime fasi di questo nuovo approccio, una intervista sommaria fatta all'interno dell'hostpot era dirimente per il futuro del migrante. Il centro di questa intervista risultava una domanda sulle intenzioni lavorative del migrante: si chiedeva cioè se la persona avesse intenzione lavorare in futuro nel nostro paese. Ovviamente, anche un richiedente asilo risponderà di sì perché a) non vuole dare l'impressione di un parassita e b) perché si immagina voglia sviluppare una vita autonoma nel paese nel quale e costretto dalla fuga ad insediarsi. Tuttavia, questa procedura, poi sostituita da moduli di interviste più? accurati ma allo stesso modo ambigui, hanno comportato l'emissione di decreti di espulsione per molte persone in un attimo etichettati da un funzionario di polizia come 'migranti economici'. Molti hanno ricevuto un foglio di espulsione differita che stabilisce un limite di tempo (solitamente 7 giorni) entro il quale il migrante deve presentarsi alla frontiera e andare via di sua spontanea volontà.

Questo meccanismo ha condotto alcuni ad impugnare l'espulsione perché intercettati da varie reti di attivisti sul territorio, di molti altri non si ha notizia e si può immaginare siano andati ad ingrossare le fila del lavoro in nero e sottopagato in agricoltura o nell'edilizia. [Come emergerà dalle testimonianze dirette raccolte che saranno oggetto dei prossimi approfondimenti]

Insomma l'approccio hotspot come parte di un più? generale dispositivo di governo delle migrazioni si e dimostrato uno dei gangli principali di quello che sembra un atteggiamento repressivo, talvolta accompagnando da una sorta di inquietante diritto parallelo (e molto spesso basato sull'arbitrio) per i migranti, in termini di trattenimento e giudizio, come vedremo nella sezione successiva mostrando il ruolo dell'hotspot di Taranto.

Per il 3 ottobre, 4 anni dopo (Francesco Piobbichi)