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ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani

11/15/2017 | Press release | Distributed by Public on 11/15/2017 03:34

Libri - Avvistamenti, Umbrialibri e le voci dei borghi

[15-11-2017]

Quest'anno la edizione di Umbrialibri, decentrata fra Terni, Perugia e Foligno, è dedicata alle 'Voci del borgo'. Innumerevoli gli interventi, gli ospiti e i contributi (oltre alla sponsorizzazione da parte di Radio3 dell'intera manifestazione). Il tema è tra quelli oggi più suggestivi: lo spazio e l'identità del borgo oggi. Bisognerebbe andare oltre la retorica della città che rende liberi (non sempre avviene) e, sul versante opposto, del borgo o del paese che in quanto tale garantisce una qualità della vita migliore, più rispettosa dell'ambiente e degli altri (la 'paesologia' di Franco Arminio).

E anzi la sensazione è che oggi si contrappongano non tanto città e paese quanto due periferie diverse: da una parte la periferia della metropoli, uguale dappertutto, agricoltura edificata (dunque 'solitudine agreste senza agricoltura', D'Eramo), e dall'altra la periferia di una città che non c'è (tutti i paesi svuotati della costa e dell'interno calabresi, come osserva l'antropologo Vito Teti). La metropoli, che doveva assicurare assenza di controllo sociale condanna i più a una solitudine desolata, mentre il paese può rivelarsi un universo concentrazionario (vedi il romanzo Ruggine di Luisa Pignatelli). La letteratura però ci aiuta a criticare una ingenua filosofia della Storia che pensa in termini di progresso e arrteratezza, e dunque una idea di sviluppo unilineare e unidirezionale. Limitiamoci alle grandi opere novecentesche del modernismo: il provinciale Tozzi non è più arretrato del mitteleuropeo Musil, né Saba è più arretrato di Eliot.

La generazione di scrittori italiani degli anni '80 doveva molto sia a Calvino, autore della metropoli, e sia a Bilenchi, autore dei paesi e della campagna toscana. E ancora: se guardiamo alla narrativa americana contemporanea nessuno potrebbe dire che Roth e DeLillo, ben radicati in New York, sono più acvanzati di Kith Haruf, che ambienta tutte le sue storie in un paesello del Colorado. Tutti infatti rappresentano la condizione umana, la quale reagisce diversamente ad ambienti diversi, e in periodi storici diversi. Ma non 'è un 'progresso', come in biologia. L'unica differenza è tra chi la rappresenta in profondità, in modo che ciascuno possa rispecchiarvisi, e chi la rappresenta in modo superficiale.

Lo studioso di letteratura Franco Moretti ha forse qualche responsabilità al riguardo poiché teorizzò le opere-mondo, e cioè solo quelle opere letterarie monumentali, grandiose, spettacolari, trascurando ciò che solo apparentemente si muove ai margini- E ancora: nel mondo globale l'identità di ciascuno è multipla, fatta di molte radici e di molte patrie, reali e immaginarie. Diventa allora importante scegliersi una patria, una radice, una appartenenza, una comunità. E sceglierla vuol dire anche sforzarsi di crearla e ricerarla, di migliorarla, etc. Potremmo scoprire di nuovo il 'borgo' nel cuore stesso della metropoli contemporanea, inteso come comunità basata su una rete di solidarietà, su relazioni legate non esclusivamente ai consumi e al denaro. (flp)