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AMREF Italia Onlus

03/07/2018 | News release | Distributed by Public on 03/09/2018 00:03

MUTILAZIONI. MIA FIGLIA E' MIA. MILLICENT RACCONTA LO SCONTRO CON UN PADRE

Tre territori, tre storie di donne e di impegno. Millicent ci racconta della lotta alle mutilazioni genitali femminili in Kenya e di quando quel padre le disse 'decido io di mia figlia'. Zineb che vive nella provincia di Macerata ci racconta come vive il clima di tensione verso il migrante. Con Giusi Nicolini, già sindaco di Lampedusa e premio Unesco per la Pace, ripercorreremo il suo viaggio in Uganda in cui ha incontrato 'donne stupende', per poi fare un tuffo nella Lampedusa che fu.

Intanto nei giorni scorsi Nice - simbolo di Amref della lotta contro le mutilazioni genitali femminili - è risultata tra le 300 giovani leader, che 'nel mondo hanno un grande impatto sulla vita di ragazze e donne'. Le 300 attiviste sono state scelte tra 3000 candidature, provenienti da 121 Paesi, selezionate da Women Deliver per richiamare l'attenzione dei grandi, dei potenti sull'uguaglianza e la violenza di genere, sul diritto alla salute globale e alla partecipazione politica.
L'ambasciatrice mondiale di Amref già in passato ha ricevuto importanti riconoscimenti e incontrato personalità influenti della politica mondiale, come gli ex presidente degli Usa, Bill Clinton e Barack Obama.

Iniziamo dall'intervista a Millicent, mentre quella a Zineb è disponibile al sito della campagna 'Voci di Confine-La migrazione è una bella storia', di cui Amref è capofila.

Possiamo iniziare col presentarti?
Mi chiamo Millicent Ondigo

Il tuo ruolo in Amref e la tua esperienza professionale.
Da dieci anni, in Kenya, mi occupo di programmi di salute materna e infantile, e salute sessuale riproduttiva. Attualmente lavoro nella Conte del Kajado, nel sud del Paese.

Quali le urgenze sanitarie e di salute che riscontrate nell'area in cui lavori?
Le principali urgenze sanitarie in questa area sono l'alto tasso di mortalità materna, il numero elevato di casi di mutilazioni genitali femminili e di matrimoni precoci.
Quanto è forte il problema delle mutilazioni genitali in Kenya e nella tua area?
Il tasso di ragazze mutilate in Kenya è del 21%. Nell'area occidentale del Kajado tocca però il 57%
Chi e come vengono praticate?
La comunità Masai le pratica da sempre. Le tendenze stanno cambiando in questi anni, sia in termini di età in cui il taglio è fatto sia nel momento in cui avviene. Una volta erano abituati a farlo durante il giorno, ma ora lo fanno in tarda notte, perché non è più legale. Di solito si fa quando la ragazza ha tra i 15 e 18 anni. Ma oggi ci sono casi in cui si praticano in età molto precoce, 8 - 12 anni. Questo comporterà che la ragazza alla fine abbandonerà la scuola, si sposerà e sarà a rischio di gravidanze precoci.
Quale è la reazione della comunità, dei villaggi a queste pratiche?
Per la comunità è naturale, è un giusto passaggio dall'infanzia all'età adulta. Se non hai subito la mutilazione resti fuori, sei guardata male, messa ai margini. Tuttavia, Amref Health Africa e altre organizzazioni stanno lavorando sulle comunità per spiegare i pericoli. Grazie alla legge, promulgata nel 2011 dal governo del Kenya, le persone sono ora un po' più caute.
Ci sono storie che ti hanno fatto capire quanto dolore provoca questa pratica?
Una volta la nonna di una ragazza che frequentava il corrispettivo delle vostre classi medie andò dal padre e gli disse 'guarda che mia nipote sta diventando troppo vecchia, è ora che si sposi'. Il papà lo comunicò alla figlia. La ragazza era brillante a scuola, quindi decise di stringere un'alleanza con suo padre. Riuscì a ottenere un impegno scritto che, se avesse ottenuto un voto positivo per il suo diploma sarebbe rimasta a scuola.
Cosa accadde?
La ragazza superò l'esame brillantemente. Pertanto, suo padre doveva garantirle di andare a scuola. Così è andata a scuola, ma quando ha raggiunto il livello superiore, sua nonna è tornata. La nonna non mollò però e si rivolse ancora al padre 'cosa stai facendo con questa ragazza? Lei deve sposarsi '. Così il padre, vista la pressione che gli aveva fatto sua madre, decise di far lasciare la scuola alla figlia. Ma la ragazza era determinata, così andò a parlare con sua madre.
Cosa fece sua madre, ce lo puoi raccontare?
Sua madre venne a cercarci, sapeva che noi di Amref facevamo attività di mobilitazione della comunità su questi temi. Abbiamo scoperto il motivo per cui la ragazza non andava più a scuola. Sono così andata a parlare con il padre, ma la reazione del è stata: 'Decido io su mia figlia. Appartiene a me. Lei è mia, non hai il diritto di dirmi cosa dovrei fare con lei'. Ma continuai a negoziare con lui, finché alla fine la ragazza fu in grado di ri-iscriversi a un'altra scuola. Quando è successo il padre era su tutte le furie. La madre si separò da lui per proteggere sua figlia.
La comunità non sopportava il fatto che padre e figlia non si parlassero, così si escogitò un rituale di purificazione, parte della cultura masai. Uno dei passaggi chiave di questo rito fu un bagno di latte. Ciò bastò per farli riappacificare. Oggi la ragazza è iscritta all'università del Kenya.
Che parte ha anche il diritto al 'piacere' delle donne (pensando alla sfera sessuale)?
Nelle comunità masai il sesso è solo a fini procreativi.
Come convincete le donne?
Entriamo nelle loro culture. Siamo agevolati perché gli operatori Amref sono africani e delle stesse comunità in cui lavorano. Cerchiamo di decostruire questa parte della loro cultura e dialoghiamo con loro fino allo sfinimento.
Come opera Amref in queste realtà? Come operi tu?
Molte le attività che facciamo. Dal coinvolgimento dei leader religiosi al parlare con gli insegnati, dal sensibilizzare su salute sessuale e riproduttiva fino a spingerci verso una mobilitazione nazionale. Su tutto per noi è importante promuovere i Riti di Passaggio Alternativi alle mutilazioni.
Con questi abbiamo già salvato 15000 ragazze in tutto il Kenya.

Quali sono gli ostacoli più grandi da affrontare quotidianamente?
I maggiori ostacoli sono la cultura, la situazione economica e l'educazione dei ragazzi. È una grande sfida convincere la comunità a spendere soldi per mandare le ragazze a scuola invece di spenderli per il bestiame. Stiamo anche cercando di coinvolgere ragazzi / uomini nei programmi e di educarli sulle questioni relative alle MGF e sulla protezione delle loro sorelle e figlie. Questo aspetto è parte della nostra campagna.

Quale messaggio vorrebbe mandare alle donne che magari in Italia, perché migranti, convivono con l'esser state mutilate?
Parlare apertamente degli svantaggi di questa pratica, entrare nelle comunità di riferimento e parlarne, senza timori. Far capire che hanno bisogno di sostegno non solo in termini di salute, ma anche di sostegno della stessa comunità in cui vivono. Rompere il muro per poter affrontare il problema. Le donne che hanno subito mutilazioni hanno spesso una bassa autostima. Ecco perché organizziamo con loro un concorso di bellezza notturno, per far sentire le ragazze come donne, per incoraggiarle a mostrare la loro bellezza interiore ed esteriore. Organizziamo una passerella immaginaria, mettendo in mostra l'abbigliamento Masai. Le concorrenti parlano con sicurezza al pubblico e raccontano loro qualcosa sulle mutilazioni genitali femminili. Quindi pronunciamo un vincitore, Miss ARP (alternative Rite of Passage). Miss ARP detiene il titolo e diventa un modello per le altre.